Da: María del Carmen Pilán - Argentina - 30 marzo 2000

? Uso di "farcela"
I verbi come farcela non hanno un nome preciso nella tradizione grammaticale italiana. Raffaele Simone li chiama "verbi complessi"; si potrebbero forse anche inserire nel gruppo dei verbi pronominali. La loro caratteristica principale è che "...il loro significato non può essere previsto a partire da quello delle parti che lo compongono..." (1). Facciamo un esempio: "prepararsela"; analizzando l'espressione (preparar-se-la) capisco che qualcuno "prepara" (preparar) qualcosa di femminile (la), ad esempio la colazione, per sé stesso (se). Il significato dell'espressione mi è dato dal significato delle parti che la compongono, quindi "prepararsela" non è un verbo complesso. 
Es. Hai gia fatto colazione? Me la preparo adesso!
Torniamo a "farcela" e proviamo ad analizzarlo (far-ce-la); qualcuno "fa" (far), in qualche luogo(?) (ce), qualcosa di femminile (la). Da questa analisi non arriverò mai al significato dell'espressione "riuscire a...", "essere in grado di...". Quindi "farcela" è un verbo complesso.
Es. Non ce la faccio a portare questa valigia da solo, qualcuno mi aiuti! (Non riesco a portare...)
Es. Volevo finire il lavoro entro lunedì, ma non ce l'ho fatta. (Non sono stato in grado di finire...)
Quando accompagna un verbo all'infinito, "farcela" vuole la preposizione "a".
Dello stesso gruppo fanno parte verbi come avercela, cavarsela, sentirsela, prendersela, volerci , metterci...
In un corso di lingua l'ordine degli argomenti è spesso stabilito in base alla presunta difficoltà grammaticale e d'uso. Per questa ragione i verbi "complessi", che presuppongono la conoscenza dei pronomi combinati, vengono presentati solo a partire dai livelli alti. Se si seguissero altri criteri, ad esempio l'importanza "comunicativa" e la frequenza d'uso tra i nativi, dovrebbero forse essere presentati molto prima.
(1) Simone R., "Stabilità e instabilità nei caratteri originali dell'italiano", in Sobrero A.A., "Introduzione all'italiano contemporaneo. Le strutture", Laterza, Roma-Bari, 1993.